Giorno 2
Ho appena finito di ascoltare l'Inno di Mameli, versione integrale, da You Tube, naturalmente in piedi e con la mano sul cuore. Non l'ho cantato perchè ho tosse e voce bassa. Io sono italiano e amo l'Italia, con tutti i suoi difetti e contraddizioni, e in questo momento sento dentro di me ancora più forte lo spirito patriottico. Sento che il sacrificio che lo Stato ci chiede è davvero per il bene della Nazione, non lo faccio solo per me e per i miei cari: forse è altisonante dirlo ma quel poco che faccio ( o meglio che non faccio, a cui rinuncio) è per l'Italia intera. Stamani ho fatto la spesa, sia per la mia famiglia che per Bruno e Nevia, una coppia anziana della Villavecchia: sono anziani, è meglio che stiano a casa e non rischino nulla. C'è il servizio di spesa a domicilio della Protezione Civile ma loro si fidano di me. Sono sceso al supermercato con guanti e mascherina, come quasi tutti i clienti, e con guanti e mascherina sono tornato da loro a consegnare la roba. Non ho trovato tutto quello che volevano ma hanno capito, è una situazione d'emergenza per tutto il territorio: dovranno capire anche i loro gatti, nemmeno per loro ho trovato tutto quello che mi hanno chiesto. I miei gatti invece mi sono di conforto psicologico in questi giorni in cui ogni tanto, pensando a tutto quello che sta accadendo, mi viene da piangere: Belen è affettuosa, a Birilla manca solo la parola, Puffy ( che io chiamo Mezzacoda per una sua particolare caratteristica) quando vuole è coccolona. Ciop ( detto Grigione) invece lo vedo poco: sta molto fuori e quando arriva è affamato come non mai, probabilmente ha una morosa e ci dà dentro. C'è anche Piffy ma è piuttosto selvatico, c'è Nibala che ha una pancia enorme e c'è Diablino che qua si vede poco perchè si è affezionato all' Anna, la badante di mio cugino Gaspare, e sta quasi sempre con loro. E infine c'è Diablita, la gatta guercia, molto umorale. Ieri sera ho guardato Don Matteo12, per fortuna quella serie mi piace e so come trascorrere anche il prossimo giovedì. Io credo di essere abbastanza forte da portare il sacrificio fino in fondo ma c'è gente intorno a me che ha già l'ansia. Lo capisco: alla fine di tutto credo che avremo tutti bisogno di uno psicologo, anche i più forti.
venerdì 13 marzo 2020
giovedì 12 marzo 2020
CORONAVIRUS COVID 19- DIARIO DI PRIGIONIA-
Giorno 1
Da molto tempo non scrivevo su questo blog, assorbito da pensieri diversi. L'emergenza legata al Coronavirus Covid 19 e il conseguente confinamento a casa se non per motivi di necessità, salute e lavoro deciso dal governo ( Premier Giuseppe Conte, lo scrivo per ricordarlo un domani, quando si spera tutto sarà passato e la gente rammenterà questo brutto periodo) mi hanno fatto pensare che potesse essere importante trascrivere queste giornate perchè possano essere di esempio. Nessuna intenzione o presunzione di raggiungere la notorietà dei " Quaderni dal carcere" di Antonio Gramsci o " Le mie prigioni" di Silvio Pellico, ma semplicemente la necessità di comunicare degli stati d'animo e delle riflessioni.
Da oggi tutto il popolo italiano è, usando un termine forte e ironico al tempo stesso, " ai domiciliari", anche se forse il termine più giusto è " libertà condizionata" o ancor meglio " regime di semilibertà". Sono un giornalista e con la necessaria autocertificazione per motivi di lavoro, oltre che con l'attestato che Claudio Rinaldi, direttore della Gazzetta di Parma, ha mandato telematicamente, a tutti noi che lavoriamo per il suo giornale potrei muovermi per lavoro. Ma il mio luogo di lavoro è Berceto e io risiedo nel Comune di Pontremoli: ho la possibilità di lavorare da casa e lo faccio. Voglio essere responsabile e non essere veicolo di contagio per nessuno, anche perchè a Pontremoli ci sono diversi casi e, anche se credo di non essere venuto a contatto con nessuno di loro, non ne posso avere la certezza matematica. Inoltre non sto benissimo: ho l'adenovirus ( tranquilli, non ha niente a che vedere col coronavirus ) da quasi 2 mesi, diagnosticatomi dal mio medico dottor Paolo Arrighi: è qualcosa di molto simile all'influenza, blando ma lungo e fastidioso. A Berceto ci sono molti anziani e, anche se son convinto che siano ben poche le persone in giro, voglio essere responsabile.
Sono anche un agricoltore in regime di esonero e posso svolgere anche servizi agricoli per conto terzi ma non lo farò se non assolutamente indispensabile: lavorerò soltanto nei terreni di mia pertinenza e in completa solitudine. Anche perchè muoversi per motivi superflui è reato penale. Di pazienza ne ho tanta, ma il sentimento che più mi accompagna in questi giorni è la paura.
Da molto tempo non scrivevo su questo blog, assorbito da pensieri diversi. L'emergenza legata al Coronavirus Covid 19 e il conseguente confinamento a casa se non per motivi di necessità, salute e lavoro deciso dal governo ( Premier Giuseppe Conte, lo scrivo per ricordarlo un domani, quando si spera tutto sarà passato e la gente rammenterà questo brutto periodo) mi hanno fatto pensare che potesse essere importante trascrivere queste giornate perchè possano essere di esempio. Nessuna intenzione o presunzione di raggiungere la notorietà dei " Quaderni dal carcere" di Antonio Gramsci o " Le mie prigioni" di Silvio Pellico, ma semplicemente la necessità di comunicare degli stati d'animo e delle riflessioni.
Da oggi tutto il popolo italiano è, usando un termine forte e ironico al tempo stesso, " ai domiciliari", anche se forse il termine più giusto è " libertà condizionata" o ancor meglio " regime di semilibertà". Sono un giornalista e con la necessaria autocertificazione per motivi di lavoro, oltre che con l'attestato che Claudio Rinaldi, direttore della Gazzetta di Parma, ha mandato telematicamente, a tutti noi che lavoriamo per il suo giornale potrei muovermi per lavoro. Ma il mio luogo di lavoro è Berceto e io risiedo nel Comune di Pontremoli: ho la possibilità di lavorare da casa e lo faccio. Voglio essere responsabile e non essere veicolo di contagio per nessuno, anche perchè a Pontremoli ci sono diversi casi e, anche se credo di non essere venuto a contatto con nessuno di loro, non ne posso avere la certezza matematica. Inoltre non sto benissimo: ho l'adenovirus ( tranquilli, non ha niente a che vedere col coronavirus ) da quasi 2 mesi, diagnosticatomi dal mio medico dottor Paolo Arrighi: è qualcosa di molto simile all'influenza, blando ma lungo e fastidioso. A Berceto ci sono molti anziani e, anche se son convinto che siano ben poche le persone in giro, voglio essere responsabile.
Sono anche un agricoltore in regime di esonero e posso svolgere anche servizi agricoli per conto terzi ma non lo farò se non assolutamente indispensabile: lavorerò soltanto nei terreni di mia pertinenza e in completa solitudine. Anche perchè muoversi per motivi superflui è reato penale. Di pazienza ne ho tanta, ma il sentimento che più mi accompagna in questi giorni è la paura.
venerdì 29 novembre 2019
LE CARTE IMPOVERISCONO
Nei mesi scorsi e nelle settimane scorse si è parlato molto del tentativo dell'attuale governo Conte bis di incentivare l'uso dei pagamenti elettronici fino alla prospettiva di abolire totalmente il contante. Al di là dell'impossibilità tecnica, poichè molte zone della nostra Italia sono a connettività assai debole se non nulla, l'abolizione del contante sarebbe una misura che impoverirebbe le famiglie. Facciamo l'ipotesi di una famiglia con 2 figli: al termine degli studi superiori, sia che vadano allUniversità sia che cerchino un lavoro, non avendo mai lavorato prima ( se non qualche lavoretto estivo) o saltuario, sono per forza dipendenti dai genitori che danno loro i soldi per le necessità quotidiane in contanti. Con l'abolizione dell'uso dei contanti, sarebbero obbligati ad aprire un conto corrente bancario o postale o a fornirsi di carte ricaricabili indipendenti da conti: in entrambi i casi ci sono dei costi fissi. E chi li pagherebbe questi costi fissi? Ovviamente i genitori, poichè non avendo i figli mai lavorato, non potrebbero permettersi la tenuta di un conto. Sono meno dispendiose le carte ricaricabili, ma chi le ricarica se non i genitori fino a che i figli non raggiungono l'autonomia finanziaria? Facciamo un ipotesi semplificativa: se un figlio costa a un genitore 200 euro al mese in contanti, con l'obbligatorietà delle carte gli costerebbe 250 considerando costi fissi e commissioni. Quindi le famiglie con più figli avrebbero più costi: sarebbe un ulteriore disincentivo alla natalità in un paese in cui le culle sono in costante diminuzione!
giovedì 24 ottobre 2019
AGGIORNAMENTI RISERVA GIOGALLO
Nella riserva del fungo porcino I.G. P. gestita dalla Cooperativa Giogallo ( comprensorio di Succisa, Montelungo, Grondola) la nascita sta continuando a tutte le altitudini, anche se con minor abbondanza. Ricordiamo ai cercatori che gli ingressi della Riserva sono 5: 2 a Montelungo ( entrambi sono bivi della Statale della Cisa), 1 a Grondola ( posto lungo la Provinciale del Brattello, vicino a un noto agriturismo) e 2 a Succisa ( 1 in località Pollina, 1 in località Villavecchia. Per chi viene la prima volta è consigliabile usufruire degli ingressi di Montelungo ( venendo da Nord) e di Grondola ( venendo da Sud) in quanto più semplici da trovare.
lunedì 21 ottobre 2019
Succisa, il paese dei funghi
Vista l'archiviazione del sito "Il paese di Succisa", in attesa di un eventuale ripristino o della creazione di un sito/blog alternativo, usufruiamo di questo blog per dare notizie inerenti alla nascita dei funghi nella riserva gestita dalla Cooperativa Giogallo: la riserva comprende le frazioni di Succisa, Montelungo e Grondola; vi sono 5 ingressi nei quali, durante i giorni di apertura ( martedì e sabato) gli addetti della Coop, che indossano divisa arancione, rilasciano il permesso giornaliero al costo di 15 euro. Vi sono altre tipologie di permesso che pubblicheremo prossimamente. Attualmente la nascita e' abbondante a tutte le altitudini. Per informazioni ulteriori contattare: 3292007760, 3291277009 oppure scrivere a ginomonacchia@libero.it o gini77@libero.it.
martedì 24 settembre 2019
DIZIONARIO ITALIANO-MARCHIGIANO
Trovo abbastanza terribile il modo di parlare marchigiano: oltre all'accento, ci sono alcune espressioni che, pur non avendo niente di così strano o molto diverso dall'italiano popolare, hanno una connotazione locale così forte da lasciare a disagio chi non è della zona. Facciamo alcuni esempi.
ITALIANO: Non mi va MARCHIGIANO: Non me ne va
ITALIANO: Muoio MARCHIGIANO: Muoro
ITALIANO: Compio gli anni MARCHIGIANO: Finisco gli anni
ITALIANO: Sto cenando MARCHIGIANO: Sto facendo cena
ITALIANO: Non mi va MARCHIGIANO: Non me ne va
ITALIANO: Muoio MARCHIGIANO: Muoro
ITALIANO: Compio gli anni MARCHIGIANO: Finisco gli anni
ITALIANO: Sto cenando MARCHIGIANO: Sto facendo cena
mercoledì 15 maggio 2019
I FALSI MITI SUL GIORNALISMO LOCALE
Dopo 10 anni nel mondo del giornalismo locale, mi sono reso conto che chi è esterno a questo mondo ha delle credenze errate, anche se molto diffuse. Voglio dedicare un post per sfatare questi miti, elencandoli in grassetto e rispondendo in carattere normale.
1) Il giornalista locale lavora per tutti i media della sua zona
Non è così, anzi, spesso, i media della zona sono in diretta concorrenza tra loro e sarebbe deontologicamente scorretto lavorare contemporanemante nello stesso settore per due rivali. Ciò non toglie che si possa collaborare, facendosi favori reciproci, con colleghi di altre testate
2) I corrispondenti sanno prima quando escono i loro articoli
Soltanto chi è in redazione sa prima quando escono determinati articoli: i collaboratori e i corrispondenti esterni alla redazione non ne vengono informati. Nel caso della mia testata, noi possiamo solo vedere se gli articoli sono stati impaginati ma questo non significa nulla: possono uscire diversi giorni dopo l'impaginazione o addirittura "saltare " e non uscire mai
3) I corrispondenti decidono quando pubblicare i loro articoli
No, mai. Le decisioni vengono prese in redazione, seguendo le direttive del caposervizio e della direzione. I corrispondenti non hanno alcun potere decisionale in questo senso.
4) I compensi per gli articoli variano a seconda dell'importanza dell' argomento
Niente di più falso: il compenso per il singolo articolo è stabilito in base alla lunghezza e sta scritto nel contratto e nei successivi eventuali accordi tra amministrazione e giornalisti Alcuni giornali pagano un tot a modulo( una specifica lunghezza, che corrisponde a un tot di righ, variabile da giornale a giornale), altri pagano a fasce di lunghezza. ( Per esempio: da 1 a 500 battute, da 500 a 1000, da 1000 a 2000, ecc:) In sostanza se un incidente con 20 feriti e il resoconto della festa della castagna hanno la stessa lunghezza, il compenso non varia, pur avendo palesemente una diversa importanza. Poi è ' chiaro che su certi argomenti si scrive anche più di un solo articolo
5) Sono sempre i corrispondenti a decidere quanto spazio dare a un argomento
Non sempre: i corrispondenti decidono quanto spazio dare a un argomento negli articoli che propongono autonomamente, ma chi " passa" , come si dice in gergo, l'articolo in redazione , può tagliare ( avviene molto spesso) o allungare ( avviene meno spesso ma avviene) a suo piacimento e a seconda degli spazi che ha a disposizione nella pagina. Quando invece è la redazione a commissionare un articolo al corrispondente, indica anche quale deve essere la lunghezza. Ma anche in questo caso l'articolo originale può subire modifiche per improvvise esigenze di spazio.
6) Un articolo firmato è più importante di uno non firmato
No, non c'entra. Si può sempre chiedere l'omissione della firma, ci può sempre essere un motivo per non desiderarla.
1) Il giornalista locale lavora per tutti i media della sua zona
Non è così, anzi, spesso, i media della zona sono in diretta concorrenza tra loro e sarebbe deontologicamente scorretto lavorare contemporanemante nello stesso settore per due rivali. Ciò non toglie che si possa collaborare, facendosi favori reciproci, con colleghi di altre testate
2) I corrispondenti sanno prima quando escono i loro articoli
Soltanto chi è in redazione sa prima quando escono determinati articoli: i collaboratori e i corrispondenti esterni alla redazione non ne vengono informati. Nel caso della mia testata, noi possiamo solo vedere se gli articoli sono stati impaginati ma questo non significa nulla: possono uscire diversi giorni dopo l'impaginazione o addirittura "saltare " e non uscire mai
3) I corrispondenti decidono quando pubblicare i loro articoli
No, mai. Le decisioni vengono prese in redazione, seguendo le direttive del caposervizio e della direzione. I corrispondenti non hanno alcun potere decisionale in questo senso.
4) I compensi per gli articoli variano a seconda dell'importanza dell' argomento
Niente di più falso: il compenso per il singolo articolo è stabilito in base alla lunghezza e sta scritto nel contratto e nei successivi eventuali accordi tra amministrazione e giornalisti Alcuni giornali pagano un tot a modulo( una specifica lunghezza, che corrisponde a un tot di righ, variabile da giornale a giornale), altri pagano a fasce di lunghezza. ( Per esempio: da 1 a 500 battute, da 500 a 1000, da 1000 a 2000, ecc:) In sostanza se un incidente con 20 feriti e il resoconto della festa della castagna hanno la stessa lunghezza, il compenso non varia, pur avendo palesemente una diversa importanza. Poi è ' chiaro che su certi argomenti si scrive anche più di un solo articolo
5) Sono sempre i corrispondenti a decidere quanto spazio dare a un argomento
Non sempre: i corrispondenti decidono quanto spazio dare a un argomento negli articoli che propongono autonomamente, ma chi " passa" , come si dice in gergo, l'articolo in redazione , può tagliare ( avviene molto spesso) o allungare ( avviene meno spesso ma avviene) a suo piacimento e a seconda degli spazi che ha a disposizione nella pagina. Quando invece è la redazione a commissionare un articolo al corrispondente, indica anche quale deve essere la lunghezza. Ma anche in questo caso l'articolo originale può subire modifiche per improvvise esigenze di spazio.
6) Un articolo firmato è più importante di uno non firmato
No, non c'entra. Si può sempre chiedere l'omissione della firma, ci può sempre essere un motivo per non desiderarla.
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